Residenza Excelsior

Residenza Excelsior


Situato in una conca naturale riparata dalle verdi montagne si trova la Residenza Excelsior a mt. 300 dal centro di Riva del Garda, a cui si arriva tramite una stupenda passeggiata direttamente sul lago o tramite la statale Gardesana Occidentale.

Lo stabile storico del 1898completamente restaurato nel 1980 e rinnovato nel 1991 e nel 2005 ma con un continuo annuale mantenimento è direttamente a lago ed offre nel panorama la vera immagine in tutta la sua bellezza di Riva del Garda.
Struttura ideale per le coppie, famiglie e sportiviche per le loro vacanze desiderano veramente il riposo, nessun obbligo di orari, mangiare, vestire o socializzare, come e quando ritengono opportuno e soprattutto fare esclusivamente le cose desiderate, sempre nel rispetto generale del principio “rispetta per essere rispettato“.

Un panorama unico distingue la Residenza Excelsior

Residenza Excelsior

Storia


Vendome - battaglia sul lago

Anno 1435/1439. Il trasporto della flotta non riuscì tuttavia a restare nascosto ai milanesi e fu perso così il fattore sorpresa sul quale contava Piero Zen, capitano della flotta veneziana. Lo scontro avvenne al largo di Desenzano e la vittoria fu dei milanesi, che erano più forti di numero e che catturarono una parte della flotta. Solo due galee veneziane riuscirono a riparare nel porto di Torbole.
Brescia non fu liberata dall'assedio, ma grazie al controllo navale della parte settentrionale del lago di Garda, i veneziani riuscirono a portarvi aiuti e derrate, permettendo alla città di resistere un altro anno all'assedio. Nel corso dell'anno 1439 venne allestita a Torbole una seconda e più potente flotta veneziana con il materiale trasportato da Venezia attraverso il già collaudato itinerario Adige-Loppio-Torbole. Nello scontro dell'aprile 1440 la nuova flotta, comandata da Stefano Contarini si scontrò con quella milanese al largo del Ponale e questa volta vinse la battaglia, acquisendo il completo dominio del lago. Nel soffitto della sala del Maggior Consiglio nel Palazzo ducale di Venezia un dipinto del Tintoretto rappresenta il durissimo scontro con i milanesi. 1. ^ Alemano Barchi, "Annotazioni alla Cronologia Bresciana civile" 1832 - "... Pei nobilissimi patti che alla dedizione Brescia conservò il suo Senato che col nome di Concilio Generale fino al 1797 ..." «Unica via che ancor rimanesse ad approvvigionare Brescia era quella del lago di Garda, poiché essendo la costa orientale di esso formata dal Veronese, imbarcati colà i viveri, facilmente si potevano condurre a Brescia, e se il Piccinino fosse accorso a vietarlo avrebbe facilmente lasciata libera o poco munita la strada da Brescia a Verona. Ma nel lago non avevano i Veneziani alcun naviglio, mentre il nemico teneva un'armetta a Peschiera, e altri posti fortificati all'intorno.
In tanta difficoltà la Repubblica aveva accolto fino dal dicembre 1438 il temerario progetto di un Blasio de Arboribus (o Nicolò Carcavilla o Caravilla) e Nicolò Sorbolo di far passare pei monti una flottiglia dall'Adige nel lago. Componevasi di venticinque barche e sei galere, le quali dalla foce dell' Adige furono fatte salire fino quasi a Roveredo, ma di là erano ancora da dodici a quindici miglia per giungere a Torbole per terreno erto ed alpestre. In mezzo a quei monti e alle falde della catena del monte Baldo trovasi il lago di s. Andrea, nel quale appunto volevasi far entrare la flottiglia. A quest'uopo furono radunati fino a duemila buoi, abbisognandone ben cento venti paia per ogni galera; gran numero di guastatori, operai, ingegneri sgombravano i borri, costruivano ponti, spianavano la strada, e così, dopo indicibili sforzi e fatiche, poté giungere l'armetta nel lago di s. Andrea. Restava a superare il monte Baldo, e l'umana industria e il ferreo volere anco a questo pervennero e con istrano spettacolo i navigli trovaronsi alfine sulla vetta del monte. Di colà bisognava gettarli nel lago, operazione non meno difficile pei pericoli della discesa; in quel ripido pendìo legavansi le barche agli alberi e ai macigni, col mezzo di argani allentavansi a poco a poco le funi, e i navigli si calavano da quegli orridi precipizii. Così dopo quindici giorni di viaggio per terra, l'armetta giunse senz'alcun sinistro a Torbole, donde fu lanciata in acqua e munita. Fu impresa maravigliosa che costò alla Repubblica ben quindici mila ducati, ma sciaguratamente presso che inutile per lo scopo di vettovagliare Brescia, poiché accorso il Piccinino col. suo navilio, poco sollievo poterono avere i Bresciani e il comandante veneziano Pietro Zeno dovette ritirarsi a Torbole e mettersi in salvo dietro a forte steccato.”» (Eugenio Musatti, Storia di Venezia, 1880.)